da METAMORPHOSEON LIBRI XI di LUCIO APULEIO(1)

Riduzione in versi di Franco Pastore(2)

 

IL TRIONFO DELL’AMORE

 

 

 

Lamore

è il più bel fiore

della giovinezza

e lo coglie ancor di più

chi di vaghezza è adorno

e di bellezza.

 Psiche era infin talmente bella

che Venere ne avea gran gelosia

e pregò Amore‚ il primo tra gli dei‚

di maltrattarla‚ compiendo la magia:

legarla ad uomo indegno di sua beltade

e della sua grande nobiltà.

Ma Eros‚ dio d’amore e di saggezza‚

solo a guardarla se ne innamorò

ed in palazzo‚ per lui‚ la riservò.

Di servi invisibili era regina‚

mentre‚ di notte‚

 Amore la prendeva‚

 baciandola col corpo che splendeva.

E lei‚ rispondendo a quell’ amplesso‚

donava‚ con il cuore‚

tutta se stessa:

 

schiudeva i suoi scrigni

al dio supremo

gridava al mondo il suo piacere estremo.

La luna arrossiva su nel cielo

e Notte rinfrescava con un velo

le carni di fuoco della fanciulla‚

che Eros stringeva nella culla

delle sua braccia divine‚

che d’ambrosia odoravano

e di forza‚

con una gran passione‚

Che mai si smorza.

 

 Le sorelle‚

  invidiose di cotanto amante‚

spingono la fanciulla a verificare

se trattasi di Eros o di serpente‚

che ne carpisce amor continuamente.

Psiche‚ allor‚Guardando 

 rompe il patto

  di non scrutare il dio dell’amore‚

che fugge lontano da quel fiore‚

lasciando nel giaciglio solo dolore.

La dolce fanciulla lo inseguì:

la freccia del nume l’avea punta.

Pur di riconquistare il ben perduto‚

affrontò l’ira di Venere‚ pallida e smunta.

Concluse le tre prove

ma‚ alla terza‚ curiosità la vinse

e da sonno mortale fu avvolta‚

come morte nell’Ade

 l’avesse colta.

(EPILOGO)

E corse Amore

 a salvar l’amante‚

rendendole la vita

 e poi l’amore.

La rese dea immortal

e sull’olimpo

l’accolsero felici gli altri dei‚

regalandole  un letto d’ambrosia‚

ove ancor giace‚ con Eros‚

per l’eternità.

 

Se ascolti‚ d’estate‚

tra le stelle

puoi udire una musica

Divina:

le note gravi sono

 dell’Amore;

i gemiti di Psiche

 sono violini.

 

(1)[…Erant in quadam civitate rex et regina. Hi tres numero filias forma conspicuas habuere, sed maiores quidam  

       natu, quamvis gratissima specie, idonee…]

(2) (Dall’opera di F.Pastore “L’amore nel mito”)

 

Franco Pastore

 

 

 

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