ERA UN UFO

 

    

Dopo aver visitato la stupenda distesa archeologica, dove riposa in pace il gigante di Tolomei e dopo aver visitato la tomba di Terone, si andava verso la valle dei Templi, dove si ergeva il tempio di Giunone, il tempio di Castore e Polluce, il tempio di Ercole e dove i mandorli del viale scintillavano di piccolissimi frutti e di fiori bianchi delicatissimi, che inebriavano l’aria con il loro intenso profumo di primavera precoce.

A febbraio era già primavera e splendeva prepotentemente su quelle ondulate e folte chiome lateralmente, sembravano prendere per mano tutti i turisti che in mezzo al viale ammiravano mandorli e templi in un’incantevole processione fuori dal tempo moderno.

II Tempio della Concordia stava lì, in fondo al viale, maestoso nella sua fierezza, mostrava a tutti la regalità della sua nobile mole, vecchia di secoli e secoli.

Un gruppo di turisti si sbizzarriva stupito ad ammirare lungo il viale i resti di quei templi, che stanno sempre lì placidi e tranquilli con le loro sgretolature rose dal tempo, ad accogliere con calore la folla dei visitatori provenienti da ogni parte del mondo.

Mi ero innamorata di quei luoghi di pace e di bellezze, gli spettri degli “dei” mi avevavo affascinata e ipnotizzata al punto d’infondermi il desiderio di voler passare la notte lì da sola, magari abbracciata ad una colonna e ad ammirare la maestosità del cielo, che trapunto di stelle, da quel luogo incantato, doveva sembrare uno spettacolo unico al mondo... Mi nascosi dietro una colonna e quando tutti i mormorii sparirono mi sedetti su di un gradino ad aspettare il tramonto.

II Tempio della Concordia mi sembrava ancora più grande e le sue colonne, che svettavano verso il cielo di un blu cupo, mi davano la sensazione che volassero e mi portassero con loro verso quel “Paradiso siciliano”! Un paradiso in ogni stagione dell’anno.

Guardavo attorno affascinata, mentre piano piano, all’orizzonte calava un manto rosso fuoco, che incendiava tutte le colline di mille colori intorno ai Templi, che , tingendosi di scuro sembrava mi venissero incontro. Abbracciai una colonna e il suo freddo tocco m’invase l’animo di un tenue tepore, pensando che gli dei l’avevano toccata, accarezzata e abbracciata tanto tempo fa, ma avevano lasciato la loro indelebile impronta in ogni angolo di quella Valle meravigliosa e stupenda. Mi godevo il tramonto infuocato, mentre le stelle incominciavano il loro ingresso nella distesa infinita dell’immensità. Piano piano il cielo si popolò delle più belle stelle del firmamento e il loro luccichio illuminò quello scenario irripetibile di quel posto di sogno.

Ad un tratto m’accorsi, che nel cielo una luce molto grande mi fissava cambiando di tonalità. Un po’ impaurita cercai di guardare altrove, ma gli occhi mi andavano sempre lì e quella luce mi accecava con i suoi riflessi acuti posati su di me. Non sapevo cosa fare. Ero terrorizzata. Mi misi a correre oltrepassando tutti i Templi, che mi davano coraggio e forza, poi finalmente uscii dalla Valle finendo sull’asfalto del grande parcheggio sottostante sperando di trovare un taxi che mi portasse al mio albergo. In un angolo, vicino ad un chiosco chiuso, intravidi qualcuno che si muoveva e poi un’ombra mi venne incontro dicendomi:

“Dove scappi signorina. Guarda che andare in giro di notte ad Agrigento è pericoloso, potrebbero rubarti la borsetta e magari violentarti!”

Mi accorsi che era un negro, parlava bene l’italiano ed era molto gentile, proseguì dicendo, che dormiva accanto ai chioschi, così al mattino era pronto e il primo che apriva gli consegnava dei souvenir da vendere ai turisti che andavano a visitare la Valle dei Templi e dintorni. Questo lavoro gli permetteva di comprarsi da mangiare. Gli dissi se poteva accompagnarmi all’albergo perché dopo il suo avvertimento, avevo paura ad andare da sola.

Fu tanto gentile e chiaccherando ci avviammo verso il mio albergo che non era tanto distante. Nel salutarlo gli regalai 50.000 mila lire. Era così felice che mi prese fra le braccia e mi baciò. Poi scappò via stringendo forte il pugno, che forse non aveva mai stretto tutti quei soldi che non aveva mai avuto tutti per sé. Andai a letto, e dopo aver fatta una doccia mi addormentai subito. Sognai che quella luce abbagliante mi aveva seguito ed ora stava dietro i vetri della mia finestra a guardarmi. Mi svegliai di colpo, smarrita e madida di sudore, andai diritto alla finestra e scostai piano le tapparelle, era buio fitto e nel cielo non c’era neanche una stella, ma quella luce grande era lì a fissarmi cambiando riflessi come per dirmi ; “Ti abbiamo vista!”.

Era un’intesa perfetta, appena io li guardavo, loro cambiavano toni di luce ed io sapevo che mi avevano vista. Dopo una mezz’oretta di smarrimento spaziale, chiusi le tende e andai a dormire cercando di levarmi dalla testa la luce e il suo strano luccichio; erano le quattro del mattino e avevo bisogno di dormire per riprendere il mio giro turistico a Selinunte, dove anche lì i Templi parlavano chiaro e imponevano ai visitatori la calamità dei millenni di storia vissuta tra quelle testimonianze viventi. Alle otto del mattino ero già fuori con tutto il gruppo turistico composto di quarantatre persone italo-australiane verso gli antichi resti della città di Selinunte.

Quanti campi enormi di limoni, aranci e mandarini che splendevano al caldo sole primaverile, correvano veloci di fianco a noi. Poi il bus s’innoltrava in distese gigantesche di carciofi e grano verdissimo, che si piegava al leggero venticello creando onde di diverse sfumature di verde vibrante. Era bellissimo rivedere la mia Sicilia dopo 25 anni e ritrovarla ancora più bella e maestosa di prima! La Conca d’Oro poi era una delle meraviglie del mondo, con tutte quelle altissime montagne intorno che la proteggevano da ogni intemperia e calamità.

Selinunte subì la distrusione per mano dei Cartaginesi, che avevano lasciato le loro orme nei secoli. Quardavo estasiata il tempio G. il tempio F. le grandiosità del tempio E. ricostruito con materiale presistente e messo su da mani esperte. Le colonne del tempio C. sull’Acropoli e, lì seduto tra le colonne, Abdul, quel ragazzo africano che avevo conosciuto prima : “Ciao, come mai sei qui e non nella Valle dei Templi?” -“Ciao Jenny, sono stato licenziato, perché negli ultimi giorni ho venduto troppo poco, così mi hanno detto, mi hanno cacciato dicendomi che sono un buono a nulla; sono venuto qui per parlarti. leri mi hai detto che oggi saresti venuta a Selinunte e ti ho seguito, dove vai tu ci sarò anch’io se vuoi.” -

“Senti Abdul, io devo girare ancora tutta la Sicilia e non posso portarti con me. Tieni centomila lire e cercati un’altro lavoro!” -

Si sedette sopra la grande rotonda di pietra giallastra, rimasta affondata per metà per terra, perché impossibile alzarla e rimetterla al suo posto sul tempio ricostruito. Rimase lì a guardarmi triste, mentre si passava dall’Acropoli al tempio D. e M. e al santuario della Malophoros.

Lasciai Seluninte e tutto il suo  fascino dorico dal principio del secolo VI avanti Cristo e oltre. Per tutti gli altri quindici giorni che rimasi in giro per la mia splendida Sicilia, non vidi più il mio giovane amico africano. Lo rividi a Vizzini, la mia stupenda cittadina, famosa per aver dato al mondo un illustre letterato, il grande scrittore Giovanni Verga, autore della Cavalleria Rusticana, di Mastro Don Gesualdo, di Jeli il pastore, l’Amante di Gramigna, - Pentolaccia, - Libertà, Don Licciu Papa, La Roba, Il Mistero, Rosso Malpelo, Il Reverendo, Pane Nero, la Lupa. Tutte le opere sono state scritte nei luoghi di Vizzini, con lo scenario reale e vengono rappresentate ad opere teatrali, proprio allestendo teatri nei posti dove è descritta la storia. È un paese di scrittori e poeti, attori e musicisti ecc. -Mi trovavo in Piazza Umberto 10, per visitare i luoghi che parlano di lui: il suo Palazzo che si erge maestoso in un angolo della grande piazza, sul retro si affaccia nella piazzetta di S. Teresa, la chiesa della Cavalleria Rusticana, la locanda di compare Turiddu, la casa di Santuzza e più in là la casa di Lola, davanti la locanda di compare Turiddu c’era Abdul, che appena mi vide corse ad abbracciarmi e mi disse che aveva girato tanto per trovarmi. Poi si ricordò che Vizzini era la mia ultima tappa e vi si recò. Aveva cambiato tanti lavori e sempre li perdeva per futili motivi. Ora era lì per la festa della ricotta e vendeva papiri provenienti dall’Egitto e non dal “Centro del Papiro” di Siracusa, dove si fabbricano i migliori papiri del mondo, provenienti dalla folta vegetazione nata e curata nel flume “ClANE” nei dintorni di Siracusa, antichissima città carica di storia archeologica. Nessuno comprava i suoi papiri. Quella enorme folla era attratta solo a veder fare la ricotta e mangiarla. La Sagra della ricotta a Viszini si fa il 25 aprile, attira gente da ogni parte della Sicilia, che assiste a quella favolosa manifestazione folcloristica, dove centinaia di pentoloni in piazza Marconi, nel piazzale di Santa Maria di Gesù e qualcuna anche in Viale Margherita , bolle enorme quantità di latte, da dove esce ricotta gustosissima e caldissima per tutti. Si mangia all’aperto e la folla enorme si accalca felice a mangiare, guardare e divertirsi, mentre sfilate di carretti Siciliani stupendamente scolpiti e addobbati a festa, sfilano per il viale Marconi e viale Margherita, alternandosi a sfilate d’auto d’epoca, dei sbandieratori e agli spettacoli unici dei Pupi siciliani, mentre nelle sale, nella pace a cui qualcuno sogna, dopo tutta quella baraonda, si rappresentano le opere teatrali del nostro Giovanni Verga. Vizzini è tutto Verga. Ogni cosa parla di Lui. Vizzini - Verga un binomio perfetto. “ Abdul! - gli dissi - I papiri li compro tutti io, me li porto in Australia, faranno bella mostra nel mio salotto e nel mio studio, ma tu rimarrai a Vizzini, nel mio meraviglioso paese, dove sono nata e dove ci sono i miei cari. Te lo cerco io un lavoro sicuro”.-  Lo lasciai allibito e andai da mio fratello Ragioniere Commercialista. Un bellissimo giovane di quattordici anni meno di me, che ha lo Studio in piazza Marconi, mentre mia mamma e l’altro mio fratello più giovane di me di tre anni, abitano in ‘Santa Maria di Gesù’, tutte le feste si svolgono lì. Che meraviglia assistere anche ai fuochi d’artificio da una delle bellissime terrazze in casa di mia mamma. Mio fratello Ragioniere Commercialista e revisore dei conti di parecchi Comuni della Sicilia, ha un grande edificio tutto per sé; un grande stanzone dove c’è lo studio in comune con sua moglie anch’essa Ragioniera, uno studio in comune con sua moglie e la sua segretaria, un’altro studio privato solo di mio fratello, una grande sala d’attesa, una stanza per l’archivio, una grande stanza vuota, una simpatica stanza da cucina e un bel bagno completo di ogni comfort, una bellissima terrazza  in piazza Marconi, che dà una vista stupenda e un panorama magnifico, in lontananza con la vista all’orizzonte del monte Lauro e boschi verdeggianti. Loro se volevano potevano abitare nello Studio, ma avevano una bellissima casa in fondo al bellissimo viale Margherita, che non potevano lasciare inabitata. Lo Studio rimaneva vuoto alla sera e nei giorni festivi, con tutti gli impegni che aveva mio fratello in altre città e tantissimi clienti. Credo che uno che tenesse in ordine lo studio e lo sorvegliasse di notte, non gli sarebbe dispiaciuto. Spiegai a mio fratello e a mia cognata se volessero un ragazzo che tenesse in ordine lo studio e di stare attento di notte dormendo lì. Dapprima mio fratello credette che scherzassi, ma quando gli raccontai di quel ragazzo marocchino, accettarono con entusiasmo la mia idea. Lo avrebbero aiutato, mentre lui poteva aiutare loro, in uno scambio reciproco di cui peraltro avevano tanto di bisogno. Ci voleva davvero qualcuno che si prendesse cura della pulizia dello Studio e di stare attento agli eventuali ladri e vandali. Con mia grande gioia accettarono. Mi recai a dare la bella notizia ad Abdul che ne fu felice e mi abbracciò forte dicendomi: “Tu sei il mio angelo italo-australiano.”

Abdul cominciò la sera stessa. Non avrei più permesso che si coricasse sui marciapiedi o nelle rovine delle case diroccate o in altri alloggi da rabbrividire. Portammo un lettino nella stanza vuota dello studio e lì avrebbe dormito da quella sera in poi. Era così contento che ci baciava tutti con tanta riconoscenza, specialmente quando mio fratello gli portò due paia di pantaloni e due camicie e un bel paio di scarpe nuove. Abdul , oltre a pulire, teneva in ordine e sistemava tutto con grande entusiasmo. Abitava lì e si prendeva anche una piccola paga mensile; era un tipo molto simpatico e intelligente; aveva anche un ottimo grado di studi e cultura. Era scappato dal suo Paese perché non c’era lavoro e gli piaceva troppo l'Italia. Avrebbe fatto sacrifici di ogni genere pur di rimanerci. Ora il suo sogno finalmente si avverava.

Dopo un paio di settimane dovetti rientrare in Australia, lasciare i miei fu ancora una volta terribile, ma la speranza di ritornare ancora mi dava il coraggio di partire. Ormai l’Austarlia era la mia seconda Patria e l’amavo pure, era un paese stupendo, pensavo ai meravigliosi indimenticabili giorni trascorsi in Italia tra i miei cari che non vedevo da venticinque anni; pensavo ad Abdul finalmente felice nel mio favoloso paese che avevo lasciato a venti anni. Eravamo partiti con mio marito per un secondo viaggio di nozze e ci eravamo innamorati di quelle distese immense di verde, di quelle case tutte con splendidi giardini pieni di fiori colorati, delle vastissime praterie e deserti immensi, delle strade larghissime e pulite e dei sontuosi grattacieli di Melbourne, che si specchiavano maestosi nel fiume Yarra, che divideva la città in due e ne disegnava un panorama da favola, meraviglie che ci hanno incantato al punto di rimanerci.

La facilità di trovare un lavoro, la fortuna inaspettata di poterci comprare una casa circondata da un giardino bellissimo in poco tempo, l’agiatezza della vita di tutti i giorni hanno fatto il resto. Poi due bambini, le loro esigenze dello studio ci hanno fatto decidere di restare per donarle un avvenire sicuro, in una Terra in continuo sviluppo ed evoluzione, da essere sempre la prima in classifica per lo stare bene in un mondo di rivoluzione, inflazione e chi più ne ha più ne metta.

Dopo parecchie settimane del mio arrivo in Australia ricevetti una lettera da Adbul, in cui mi diceva che fra pochi mesi si sarebbe sposato con la segretaria di mio fratello, una bella ragazza che si era innamorata subito di lui e l’aveva incoraggiato a coltivare e a sviluppare quel loro bellissimo amore, nato in uno studio di Ragioniere Commercialista, fra scartoffie e computer. Iva e Tributaria; un amore romantico tra una ragazza color pesca, piccola e molto magra e un ragazzo alto con tanti muscoli color caffè-latte.

Un mattino, dopo ore  insonni, pensando ai miei cari lontani non riuscivo più a stare a letto e sentendo il rientro di mio figlio, che era stato al disco night, (erano le due del mattino di Pasqua 1993) mi alzo e chissà perché, scosto le persiane della mia finestra della camera da letto, c’era tanto buio, un cielo plumbeo, non c’era una stella nell’immenso cielo sopra di me, ma c’era una luce grande, che mi fissava cambiando toni, la fissavo stupita. Quella luce era tra i Templi di Agrigento, cosa ci faceva dirimpetto alla mia casa, altissima nel cielo, bella in mostra in un punto dove mi riusciva naturale metterci il mio sguardo, qui a Melbourne e precisamente nella mia stupenda città di Avondale Heights?

Chiamai subito mio figlio, anche lui rimase a fissarla stupito, mentre a sua volta ci fissava e cambiava riflessi di luce. Non ci dicemmo niente, ma entrambi sapevamo cos’era quella strana luce, grande quanto un fanale di un camion. Uscimmo in giardino davanti la nostra casa, ci fissava di tra le folte chiome degli alberi. Entrammo e aprimmo le persiane della finestra del salotto. Era lì, ma sempre ombrata dagli alberi. Tornammo nella mia stanza da letto chiaccherando sullo strano avvenimento. Cosa più strana, mio marito con tutto quel chiacchierio, continuava a dormire e a russare placidamente, senza sentire niente di tutto il rumore che noi due facevamo, mentre continuavamo a fissare la luce da dietro le persiane aperte della mia finestra, perché lo sapevo che solo da lì si poteva vedere chiara e precisa, in un continuo scambio telepatico intenso fra me e loro. Ad un tratto dissi a mio figlio di telefonare alla Polizia, ma lui non volle. Gli dissi allora di telefonare all’aeroporto, domandando se il radar avesse avvistato una luce grande e strana nel bel mezzo del cielo buio di Keilor- Avondale Heights, vicinissima all’aeroporto, ma lui mi disse di non pensarci e di andare a dormire. Però lui non andò a dormire, si mise a guardare la televisione e ogni tanto scostava le tapparelle e sbirciava nel cielo, che attraverso le fronde degli alberi, la luce penetrava i suoi potenti riflessi dorati su di lui!

Dalla mia camera continuai a guardare la mia sfera di luce stravagante, che mi fissava incantata corteggiandomi. Ora, fissandola non avevo più paura. Mi sentivo protetta e subentrava in me una forza magica ed un coraggio mai avuto prima, mi prendeva una sicurezza inaspettata, guardavo estasiata ed era un’intesa perfetta da entrambi le parti. Tranquilla m’infilai nel letto, ma la mia mente mi diceva sempre di alzarmi e scostare le persiane per guardare nel cielo buio la mia splendida stella enorme, luminosa e scintillante di luce fosforescente, con i raggi che mi entravano diritti al cuore e lo scaldavano come un sole d’estate, tanto erano potenti e diretti a me, solo a me.

Tutto questo durò fino alle 4 e 30. Col chiarore dell’alba i miei amici scomparvero, ma lasciarono in me un ricordo indelebile e la speranza certa che sarebbero tornati ancora. Si, io l’aspetterò e l’aspetto sempre, ogni sera e ogni mattina presto, è diventato un rito spostare le persiane e fissare quel punto fantastico dove la mia grande sfera splendente ha lasciato la sua ombra. La mia grande stella, con gli occhi invisibili fissati su di me verrà!

Nessuno dei due ha mai nominato l’Ufo. Ma sapevamo che era un Ufo, un extra terrestre venuto da lontano per manifestarsi a me ed io sono qui che lo aspetto sempre, quell’intesa perfetta era nata a poco a poco e la cosa più strana è, che io la desidero e vivo nell’attesa di vederla ancora nel mio cielo di Avondale Heights, Keilor per proteggermi e farmi diventare più coraggiosa.

Nei giornali del mattino c’era un articolo in cui spiccava a grandi caratteri il titolo: “Stanotte una strana, grande sfera di luce, ha sostato per ore nel cielo di Avondale Heights, Keilor!”

   

L’UFO, l’ho veramente visto la notte di Pasqua del 1993 e non dimentico mai quella visione abbagliante di luce.

Giovanna Li volti guzzardi

 

 

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