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La  luce  tagliava la penombra  attraverso  le  fessure  del  pagliaio  sconnesso  disegnando  sul  terreno  nero  lunghe  strisce  chiare tra le balle  di  paglia secca.Il  corpo  di  Maria  giaceva  abbandonato  sul materasso  ruvido  di spoglie.  Le  palpebre  chiuse nascondevano agli occhi il petto ancora ansante per il recente amplesso. Le gambe aperte, sotto un sesso che si  offriva ancora,  fremevano  di un’ansia senza  fine  mentre Angelo,  seduto  sui bordo del  letto  improvvisato, disegnava  sulla terra segni incomprensibili con  un piccolo ramo disseccato.

             Nel silenzio di quel pomeriggio ricco di sole, rotto di tanto in tanto dall'abbaiare di un cane, che inseguiva  un  gatto, tra un  filare  e  l’altro  di pomodori,   i   due   giovani   sposi    rimandavano  penosamente  un  discorso che  andava  assolutamente  fatto.

             L’ambiente  interno  del pagliaio  era  fresco nonostante  il  sole avesse infuocato le pareti  di  lamiera,  il tetto di canne provvedeva  al ricambio dell'aria.Maria  si  mise  a sedere, il  grosso  seno  si  adagiò  in  avanti, mostrando  i  capezzoli  scuri, mentre i capelli le coprivano le spalla robuste.   Era piena  di  forza e di salute, come quasi tutte  le nostre donne del Sud.

- Hai già  deciso il giorno della partenza? - chiese con una nota di malinconia.
- Si,   giovedì - ­rispose  Angelo, girandosi  lentamente  verso  di  lei.
La donna si distese nuovamente e non disse più  una  parola. L’uomo le passò un braccia sotto la nuca e cominciò a carezzarle il ventre, indugiando a lungo là dove la peluria incominciava ad essere più fitta.

                   Maria sembrava di marmo, tutto il desiderio di prima  si era spento con le lacrime dei suoi  grandi occhi.  Angelo si alzò, infilò i pantaloni e  uscì dal pagliaio, gli occhi gli si chiusero istintivamente  sotto i raggi  di  quei caldo sole di agosto. Si diresse al pozzo e  tirò un  secchio d’acqua fresca. Bevve  a  lungo, con la faccia nell’acqua cristallina. Quando  si  girò,  la moglie  gli  porgeva  un  asciugamani logoro, ma bianchissimo. Il cotone aderì  alla  pelle  del viso e l’uomo  avvertì  il  fresco profumo di bucato. La donna si allontanò in fretta per ripararsi,  subito  dopo,  sotto  il  pergolato.

Il  marito  la raggiunse e si accomodò á sua volta sotto il  fitto  fogliame.
Una lucertola cadde da uno dei tralicci di sostegno e scappò via.
- Quando saremo in tre, mezzo moggio di  terra  non  basterà più­ - diceva l’uomo, a voce bassa, fissando il tavolo di legno bruciato dal sole.
- Lo so, ma è triste averti lontano per due  lunghi  anni ! -

- Maria  gli  carezzò le grosse mani scure  e  continuò a parlare, guardando verso i pomodori  che avevano  bisogno d'acqua:  - Compreremo altra terra!
- Almeno un anticipo ci vuole e noi abbiamo nemmeno gli occhi per piangere -aggiunse Angelo­ Maria sospirò.

- Diamo l’acqua alle piante altrimenti seccano tutte -.

Prese  la  zappa mentre l’uomo avviava la pompa.  Il  motore si mise subito in moto e l’acqua corse veloce  verso la terra avida.

                      Al  tramonto,  smisero di  lavorare  e  si  prepararono  per far ritorno al  paese.  In  breve percorsero  la  carrara (1)  che  li  separava  dalla  nazionale  ed  imboccarono  la  strada   principale.  Attraversarono  via  Murelle e girarono  nel  vicolo  S. Giuseppe.  Il "tre ruote avanzava lento,  mentre, sui   cassone,  due  cassette  colme   di   insalata rumoreggiavano sui metallo lucido.

                      S. Valentino Torio,  un  paese con poche  migliaia  di  abitanti  e  tanta buona terra da  coltivare;  terra  nera, generosa e ricca d'acqua. Angelo  vi era nato venticinque anni prima,  vi  aveva trascorso felice tutta l’infanzia e se ne  era  allontanato solo per fare il soldato. Un  anno prima aveva sposato Maria  perché con lei  aveva  fatto  all’amore  per  la  prima  volta,  durante  la  festa  dell'Addolorata. L’aveva  presa  dietro  casa   sua,  sotto  le  stelle,  mentre  esplodevano  i  fuochi  di  mezzanotte, che segnavano la fine della festa. Era un  fiore  la  sua  Maria e solo a guardarla si  sentiva  rimescolare  il  sangue.  Aveva  fatto  le  cose  in  fretta, per non correre il pericolo di perderla. Si erano sposati nella vecchia chiesa del paese  e  c’erano tutti, pure  il sindaco  con  la  moglie,  Mastro  Ciccio,  l’amico  Gaetano, i  Massari, i Carresi e Peppe Cirillo. Padre Marco aveva fatto suonare l'Ave Maria e tutti si erano commossi.

                      Ripercorse a piedi tutto il vicolo  S. Giuseppe,  salutando distrattamente i conoscenti che incontrava. Giunse  in  piazza e si diresse  verso  il  bar  Rosa  per prendere un caffè con gli amici. Entrò.  Su  di  un  tavolino,  a  lato della  finestra, un grosso portacenere fumava  per l’ultima cicca, mentre altre si stavano consumando sul tavolo bruciacchiato. L’amico Alberto e Mastro Ciccio giocavano a "scopa".  Si  accomodò a sua volta, sbirciando  le carte del muratore.

- Dovevate  mettere a terra la  donna,  ed  avreste preso il sette oro!- ­ suggeriva con calore .

­ -Non avrebbe più  giocato l’asso!- ­ rispose  Mastro  Ciccio, laconicamente.
Una   mano  sulla  spalla  richiamò   la   sua  attenzione, si girò lentamente e scorse il compare che  lo invitava ad alzarsi. Uscirono in piazza.
- Allora,  parti  davvero giovedì? - ­  gli  chiedeva  Miliùccio (2) con tono affettuoso.
- Si, compare» la terra ve la devo  pur  pagare  e  poi… mio figlio quando nascerà dovrà vivere bene –

- Quanto conti di rimanere in Germania? –

Due anni, ma verrò a casa per il Natale –

Era  ormai  buio, quando si  diresse  verso casa. Udiva, di tanto in tanto un rumore di piatti e di  posate. Un carretto, uno dei pochi rimasti ancora in circolazione, avanzava  lentamente  in senso opposto  e si ricordò, per un momento, di suo padre, del carretto che  avevano e  che  caricavano  ogni settimana, per  andare  a  vedere  le  sementi  nel Cilento.

Il  padre, cumpa Nunzio, partiva alla  due  del  mattino, col suo carico di fagioli, di lenticchie, di  ceci e di lupini, e ritornava, una settimana più tardi, dopo un lungo giro per Ogliastro, Vallo ed Omignano. Quanto   aveva  lavorato,  il  povero  vecchio:   si  contentava di zuppa di soffritto per portare á  casa  tutto il ricavato. Ora toccava a lui fare  sacrifici per  la  sua Maria e per quel figlio  che  avrebbero fatto  con amore e che si sarebbe  chiamato  Nunzio, per onorare la memoria del padre.

                 Un ragazzino in  bicicletta  lo urtò distogliendolo dai  suoi pensieri,  poi  stava  per entrare  in  casa e Maria  avrebbe  dovuto  vederlo sere-no, altrimenti si sarebbe preoccupata. Chiuse la porta dietro  di  sé ed il profumo  della  pasta  e fagioli  lo mise di buon umore, ne avrebbe  mangiato  due piatti, sicuramente. Maria andò á letto prima di lui e si accomodò  sotto le lenzuola che aveva appena cambiato.  Angelo la  raggiunse  dopo  di  aver  bevuto  un   secondo bicchiere  di  vino. La moglie  avevo  messo  troppo peperoncino  á  bollire con i fagioli  ed  aveva  la  bocca  secca.  Si  spogliò adagio,  si  coprì  con il  lenzuolo  e  spense la luce. Come  avrebbe fatto a partire e restare lontano due lunghi anni?  La  mano  fresca  di  Maria  lo  distolse  da   quei pensieri.  Fecero all’amore ba-ciandosi con l’ardore della  prima volta ed assaporarono un piacere senza fine. Maria  tenne a lungo la testa del suo uomo sul  seno caldo  d’amore, carezzandogli il petto villoso e  le spalle  bruciate dal sole. Si  addormentarono  così, sognando la fine della loro miseria.

                       Venne  il  giorno della  partenza,  il  compare caricò  la  valigia  sulla  vecchia Fulvia  e  li accompagnò  á Napoli. La stazione era gremita,  una  trentina  di persone sostavano presso i vari  binari ed  ognuno,  dal  modo di vestire,  tradiva  la  sua  origine e la sua occupazione. I “Signori” attendevano nella sala  di  prima classe l’arrivo del treno, la povera gente,  quella con i calli alle mani, attendeva seduta sulle grosse valigie, che contenevano il pane duro, il  formaggio ed  un  buon  fiasco  di vino. Era una esplosione di dialetti, mentre, negli occhi irrequieti, la  paura  dell'ignoto disegnava ombre di sgomento.

                   Era incredibile come, anche a distanza di anni,  l’uomo del sud partiva con il medesimo spirito degli emigranti di inizio secolo.  Angelo sorrideva e piangeva insieme, Maria non  pronunciava  una parola, né partecipava alle  battute di spirito del compare.  Il  treno arrivò al sesto binario,  l’uomo  si allontanò un attimo e si diresse verso il posto  di  ristoro; comprò due "sfogliatelle” e le porse  alla moglie.

­           Tieni,  ti piacciono tanto...  A Natale  te  ne  porterò ancora! 
Maria prese il piccolo fagotto con le mani tremanti, mentre, dall’altoparlante una voce annunziava l’imminente  partenza del treno. L’uomo  salutò il compare e si girò verso la moglie. L'abbracciò e la baciò come  se fosse l’ultima volta. Entrambi avevano gli occhi umidi di pianto.

-  Pensa  ai pomodori –

-  Còre mie, rimàne ccà| -

-  Ti manderò i  soldi  per  il compare! –

-  Me sènte sola, nu’ me lassà! –

-  Ci vedremo a Natale –

-  ‘N’àccattamme cchiù ‘a terra, rimàne cu ! –

Scappò  via,  mentre  la  donna  gli   correva dietro.

-  Verrò per Natale!- ­ gridava Angelo

-  Na’ pensa’ ‘a terra!- 

-  A Natale!…-

Il  treno, lentamente, s’allontanò. Sui binari, rimase soltanto la disperazione di Maria. 

 

Franco Pastore

___________________                                                                      

 

(1)          Carrara = carraia, ossia viottolo piuttosto ampio, attraversato prevalentemente da carretti e quindi segnato dalle ruote dei carri.

(2)          Miliuccio = Vezzeggiativo di Emilio.

 

 

 

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