“Noi, non siamo come gli altri…”
- L’anno prossimo, sarà dura senza di voi… -
- Su, non esagerate, l’anno prossimo direte al nuovo insegnante che è il migliore!-
- Dite sempre così, quando cambiate docente, lo so per esperienza!-
- Noi non siamo come gli altri… noi, siamo persone serie!- aggiunse Calabrese, con un sorriso malizioso, come a dire:- Poi vedrai se ho ragione!-
In quel momento, suonò la campanella, i ragazzi scomparvero velocemente e mi ritrovai con Michele, Calabrese e Luigi, che mi porgeva la giacca. Presi i miei registri, inforcai gli occhiali da sole e mi diressi, con i miei paladini, verso le scale. La signora Rosa. Cordiale come sempre, mi salutò:
- Arrivederci, professore!-
Nell’atrio, il Preside si intratteneva con il collega Pentangelo e Gerardo il bidello, mentre il professor Ruotolo distribuiva l’ultimo numero del giornale d’Istituto. Guadagnai, in fretta, l’uscita e mi diressi al cancello del giardino. La macchina era parcheggiata lì vicino, sotto il sole di quel fine maggio ed era un forno.
- Alla faccia…! – esclamò Luigi, aprendo la portiera dalla parte destra.
- Non preoccupatevi, ora metto l’aria condizionata! – li rassicurai-
La collega di matematica, che scendeva a piedi, si fermò per chiederci dove andassimo e mi resi subito conto che i miei ragazzi non avevano divulgato la notizia del pranzo, nessuno sapeva nulla.
- Festeggiamo il nostro prof che va in pensione!- rispose Pasquale, col suo vocione. Vi era in quel tono qualcosa di fiero e struggente, come a dire:
- È una cosa nostra e non c’entra nessun altro!-
La collega mi guardò in modo significativo ed esclamò:
- Questi nostri alunni sono meravigliosi !-
Ci avviammo solo quando l’aria divenne respirabile e, superando il vociare allegro dei ragazzi, chiesi:
- Dove siamo diretti?-
-
Al cimitero di Pagani- rispose Michele.
- Veramente, vorrei vivere ancora un po’- dissi, con ironia. Luigi rise rumorosamente e
Calabrese cercò di spiegarmi che il ristorante, dove avevano prenotato, era presso sulla strada che portava al cimitero e mi fornì le indicazioni necessarie per arrivarci.
Qualche minuto dopo, stavamo già parcheg-giando. Fui l’ultimo a scendere e, mentre mi chiedevo dove fossero tutti, un coro di voci mi investì dal locale adiacente:
- Eccoli!-
- Sono arrivati!-
- Siamo qua!-
Erano già tutti a tavola, impazienti di cimentarsi con le pietanze che avevano ordinato.
- Cosa mangiamo?- chiesi umilmente al più vicino.
- È un segreto, tra poco vedrete!- risposero in coro. Intanto giunsero i camerieri con l’antipasto e, per qualche tempo, nessuno parlò più.
Li osservavo mangiare quei ventidue ragazzoni indiavolati, che divoravano e ridevano, disinibiti, aperti, liberi, non ancora condizionati dal mondo degli adulti. Carmela lanciava, di nascosto, rapide occhiate a Loris, Silvana contemplava il cellulare, con l’ultimo messaggio di Tarquinio e Lorenzo, nipote di don Flaviano, si consolava col quarto bicchiere di cocacola.
Vidi una bottiglia di birra al centro dei tavoli e la sequestrai, ordinando al cameriere di non portare alcolici. Non protestarono. Ero proprio felice, quando decisi di dare fondo alla peroni, con le due fette di prosciutto e due sparuti bocconcini.
Furono le pennette col sugo il primo assaggio che mi misero davanti, seguite dagli sciarratielli alla sorrentina, una vera ghiottoneria, che fece da antipasto ad un gustoso assaggio di ravioli. Ovviamente, fui costretto, mio malgrado, a rifiutare una profumata porzione di gnocchi alla sorrentina, che furono subito recuperati da Pasquale, seduto alla mia destra.
Per
dare un po’ di tregua alle mascelle, ed allo
stomaco messo a dura prova, mi alzai per fare delle fotografie.
Mi portai all’altra parte del tavolo, dove era seduta Silvana, intenta ad inzuppare il pane nella salsa abbondante della pasta. Incominciai a scattare.
Stavamo bene insieme, sembrava quasi fossero tutti figli miei: intuivo i loro pensieri e le loro ansie, le speranze di ognuno ed i loro sogni. Un signore del tavolo vicino, a voce alta, mi fece i complimenti per la compostezza ed il garbo dei miei alunni, mi sentii orgoglioso come un padre e fiero di essere il loro insegnante di lettere.
Ritornai al mio posto e mi ridevano pure le orecchie per la gioia, quando, improvvisamente, mi accorsi che m’avevano fregato l’ultimo sorso di birra.
- Chi è stato! – tuonai, fingendomi adirato. Divennero tutti seri e cercarono di guardare altrove, facendo i disinvolti.
- Chi è stato!- insistei, cercando a fatica di mantenermi serio. A questo punto, scoppiarono tutti a ridere, mettendomi davanti la bottiglia vuota.
- Voi ci avete sequestrato la bottiglia, disse Pasquale, e noi vi abbiamo fregato l’ultimo sorso…-
- Siete dei mascalzoni, dissi scherzando, per punizione offrirò il dolce a tutti!- Applaudirono.
Chiamai il cameriere e chiesi a che punto fossimo del pranzo, mi rispose che stavano preparando la grigliata ed avrebbero chiuso con una macedonia al gelato. Diedi l’ordine per il dolce e pregai Dio di non farmi morire di indigestione. Passai a Rinaldo una parte del mio arrosto e, finalmente, chiudemmo con la macedonia.
Alle diciassette circa, arrivò il carrello con il dolce, ma non vedevo più Silvana, la Giulietta del gruppo, l’innamorata pazza di Tarquinio, un giovanot-tone abbondante e cicciotello di prima E. La scorsi nell’atrio, col suo Romeo e la chiamai con energia. Si avvicinò, come una pecorella che va al macello e mi chiese, con le lacrime agli occhi, se potevo accettare il suo Tarquinio tra noi. Acconsentii, bloccando sul nascere le proteste di qualche compagno.
Del resto, la madre della ragazza ne era al
corrente e poi eravamo in tanti a vigilare su di loro. Si misero in un
angolino abbracciati, fregandosene dei motteggi e
delle risatine ironiche dei compagni. Mi rattristai. Presto, mi sarei
allontanato per sempre da quei micro-universi, fatti di rossori e prime
esperienze, di ingenuità e di giovinezza. Sarei
stato un professore di ricordi, di libri letti per diletto, di valori che non
avrei insegnato più a nessuno e fu in quel preciso istante, che compresi che
la mia storia era finita. Per non piangere, gridai: -
Silvana, cerca di darti un contegno!-
Franco Pastore