un messaggio dall'aldilà

 

 

          Erano circa le venti, quando giunsi a Pellezzano. Parcheggiammo nello spazio antistante al primo dei tre palazzi del parco e pregai i ragazzi di accompagnare i nonni fino al secondo piano, ove era il nostro appartamento. Mio padre si avviò brontolando, mentre mamma, contenta di essersi finalmente liberata dalla routine della città, si avviò trotterellando felice verso l’angusto portoncino  dello stabile. Rimasi sola con Matteo, che armeggiava col suo inseparabile borsello, alla ricerca di una delle sue puzzolenti sigarette. Eravamo carichi come un uovo ed il mio uomo pensava a fumare.

- Ti sembra questo il momento di fumare ?- lo ripresi nervosamente, pensando alla cena ancora da preparare ed alla macchina da scaricare.

- Forse che ci corre dietro qualcuno?- mi rispose, con un serafico sorriso. Aveva ragione, ero io che non riuscivo a rilassarmi. Alle ventidue, eravamo finalmente seduti fuori al terrazzo, ed il fresco della sera era oltremodo piacevole, dopo una giornata caldissima di quel fine agosto.

         Nonostante i morsi impietosi delle zanzare, mio padre canticchiava euforico.  Poi, credendo di far dispetto a mamma, iniziò a parlare dei suoi amori giovanili, dicendone di tutti i colori di un fantomatico ufficialetto di marina, un certo Gaspare Arpaia, che si era permesso di fare progetti sulla donna, che aveva già deciso sarebbe stata sua moglie. 

       I ragazzi furono i primi ad andare a letto, poi, fu mamma a ritirarsi in camera, seguita, di li a poco,  da mio padre. Rimasi, così, sola con mio marito, sprofondati nelle sdraio, mentre la luna disegnava lunghe ombre nella valle, che a sud si apriva verso il mare e la città. Un nutrito coro di grilli dava al paesaggio un non so che di misterioso e primordiale, che allontanava la mente da tutto ciò che apparteneva al presente ed alle emozioni della giornata. Carezzati, così, dal fresco della serata, ci appisolammo fino alle due circa del mattino, finché non decidemmo di raggiungere la camera da letto, dove il sonno ristoratore ci accompagnò in una nuova e splendida mattinata di sole.

        Quando l’aroma del caffé si  diffuse per tutta la casa, i miei genitori erano già sul terrazzo, dove l’aria di montagna, mitigata dalla brezza del mare, dava alle cose una sensazione piacevole di vivo e di pulito. Il cielo di un azzurro intenso appariva ricco di voli di passeri, di rondini, e di merli, che scomparivano, di tanto in tanto, nel verde dei castagneti.

- Una buona tazza di caffè per i nostri sposini!- dissi a mamma e papà, adagiando il vassoio sul piano ovale del tavolo,

- Grazie, tesoro! – rispose mamma, col garbo di sempre.

Raggiunsi il corridoio, dove Paolo si innervosiva nell’attesa che si liberasse un bagno, allora gridai:

- Daniela sbrigati che Paolo ha bisogno dei servizi!-

- Entra qua! – disse Matteo al figlio, affacciandosi dal bagno di servizio. Bussarono alla porta ed andai ad aprire.

- Rosamaria, ho bisogno di un favore!-

- Se posso, con piacere!- risposi ad Alfredo Jaccio, amico di famiglia e vicino di casa.

- La suocera di Liliana, in questi giorni in visita da lei, si è ammalata ed ha bisogno di

una iniezione, ora, siccome devo uscire, potresti sostituirmi intorno alle undici?-

- Ma certo!- risposi prontamente.

- È una donna così garbata e sensibile, proseguì, figurati che è in contatto continuo con l’aldilà col sistema della scrittura medianica- . Quest’ultima frase mi agitò incredibilmente, da anni cercavo di fare una simile esperienza ed ora si presentava una formidabile occasione.

- Si certo, stai tranquillo: ti sostituirò con piacere!- mi affrettai a rispondere prontamente.

Come Alfredo andò via, iniziò per me un’attesa frenetica, fino a che non furono le undici. Accompagnata da mamma, bussai a casa di Liliana e, di lì a poco, venne ad aprirci un ‘anziana signora.

- Sono la suocera di Liliana, disse con garbo, prego accomodatevi -

- Sono Rosamaria, un’amica di vostra nuora, sono qui per l’iniezione - le risposi, con

il migliore dei miei sorrisi.

Liliana era uscita per compere ed in camera tutto era già pronto per l’iniezione. Cinque minuti dopo avevamo gia fatto e l’odore di alcool si avvertiva in tutta la stanza.

- Ora vi faccio un bel caffé – disse la donna, grata per la cortesia.

- Veramente, iniziai, volevo chiedervi qualcosa, ma non so da dove incominciare…- 

- Dopo il caffé, faremo la cosa che vi sta a cuore! – mi rispose subito.

Mi sentii più rilassata.

Dopo qualche minuto, la caffettiera cominciò a brontolare e l’aroma del caffé esplose nell’ ampia cucina, come l’allegria di un bambino troppo vivace. Ci servì in tazzine di vecchia porcellana e si accomodò vicino a noi, a guisa delle nonne, quando si preparano a raccontare vecchie storie di draghi ai nipotini con le bocche spalancate ed i cuori impazziti.

Sistemò sul tavolo un rosario, un’ immagine di  padre Pio ed una Croce, e mi invitò a comunicarle il nome del defunto che mi interessava.

Subito pensai a mia zia Maria, non solo perché in vita mi aveva dimostrato un affetto quasi materno, ma anche perché avevo conservato un legame piuttosto forte con i miei cugini, e le loro famiglie.

Per la verità, non è che le cose tra loro andassero proprio bene: Annamaria aveva un carattere molto forte ed era incline a prevaricare gli altri, Dora si sentiva schiacciata dalla forte personalità della sorella e reagiva con ostilità, mentre Armando, per motivi di lontananza e di lavoro si sentiva escluso da ogni rapporto con la famiglia. A questo, si erano aggiunti contrasti per la spartizione dell’eredità, per la quale cosa  erano l’uno contro l’altro armati ed io avevo il mio bel da fare per portare un po’ di pace tra di loro. Con questi presupposti, non ebbi alcuna esitazione e chiesi alla nostra amica di creare un contatto con mia zia Maria.

La signora Assunta sistemò un foglio bianco sul piano del tavolo ed una penna sul palmo della mano destra, completamente aperta. Bastò il segno della croce e la penna, improvvisamente si inclinò e scrisse:

- Leo sono, ciao mamma! Ciao a te dolcissima sorella, non essere tesa , è tutto bello questo contatto. Si, perciò accetta con serenità. Tu, donna saggia e sensibile quale sei, affronta tutto con serenità. Nei momenti di sconforto, non ti abbandonare, reagisci, affronta le difficoltà con dolcezza; niente amarezze dentro di te, sii te stessa in tutto.  Famiglia bella è la tua, mia diletta; nei momenti bui affidati alla Mamma celeste, la Divina è sempre pronta ad aiutare chi La invoca. Accetta la vita quotidiana con semplicità, vivi serena e fiduciosa accanto ai tuoi cari.

Con me c’è la sorella Maria: Ciao piccola mia, zia Maria sono, viva e beata sono accanto al mio sposo, ma tanta pena c’è in noi nel vedere la situazione che si è creata in famiglia: si Rosa, nipote dolcissima, è tutto vano il loro comportamento, il loro modo di comportarsi è indegno. Tu sai come ci tenevo alla dignità, ora nel vedere la loro meschinità, si la loro avidità, io ed il mio sposo soffriamo molto. Figli ingrati! Si, Rosa dolcissima, di te sono fiera, beata sono della tua famiglia, fiera sono di te, cosa che non posso dire dei miei figli. Ti ho amata più di una figlia, tesoro mio, ora dal cielo veglio su di te. Niente rimorsi dentro di te, così doveva andare. Bello è quello che fai per la mia famiglia, non ti stancare figlia bella, dal cielo preghiamo tanto per i nostri figli e per la pace dentro di loro. Fa che possano capire e noi avremo la pace che ci meritiamo. Ora ti lascio mia diletta, pensami con dolcezza.

Ciao, sono Leo, dolce sorella, se puoi, prega per la pace nelle famiglie.Dio ti benedica, Leo -.

        Guardai mamma, senza riuscire a spiaccicar parola, del resto, ogni commento sarebbe risultato improprio. Abbracciai la signora Assunta ed andammo via annichilite. Il braccio di mamma, appeso al mio, tremava. Entrammo in casa e cercammo di spiegare cosa era accaduto, ma con penosi risultati. Dopo pranzo, i miei genitori andarono a riposare, Matteo si rilassò fumando in terrazzo ed i ragazzi andarono a giocare con gli altri ragazzi del parco. Mi distesi sulla sdraio e mi addormentai senza volerlo. Una bussata piuttosto energica mi scosse; mi alzai faticosamente ed andai ad aprire: erano mia cugina Dora, Annamaria ed il marito Bernardo. Li feci accomodare e mi diressi in cucina per preparare il caffé, ma il mio Matteo ci stava già pensando, allora andai ad accomodarmi con i miei ospiti.

- Come è bello quassù! – disse dora.

- Sembra di stare in un'altra dimensione – aggiunse Anna

- A proposito di dimensione, non so se dirvelo, ma avrei qualcosa da comunicarvi- dissi cautamente e spiegai l’esperienza che avevo avuto quella mattina, parlai della signora Assunta e di come questa fosse in contatto con il figlio Leo, morto prematuramente di tumore. Mi ascoltarono attentamente e fu Anna a dire:

- Madonna, potevamo chiedere notizie di mamma e papà!-

A questo punto, esclamai:

- Ho chiesto io per voi, ricorderete certamente l’amore che provavo per zia Maria! –

- Ed allora?- chiese Anna impaziente

- Allora, avrei un messaggio per voi !- risposi e presi il messaggio che la signora Assunta mi aveva trascritto.

Lessero ed intuirono quello che io stessa avevo intuito: è veramente sottile il confine tra la vita e la morte, o meglio, tra la vita terrena e l’altra vita; per cui, la morte non è altro che un breve travaglio per una nuova ed eterna esistenza.

 

Franco Pastore

 

 

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